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G8 Agricolo, summit ministri dell'agricoltura 2009 Treviso
articolo di Elena Contini tratto da Ermes Agricoltura
UN VERTICE STORICO
Il vertice tra i ministri dell’agricoltura si è concluso con la firma di un documento dove si assumono impegni precisi sui problemi della fame, della sicurezza alimentare e della regolamentazione del mercato.
Il primo G8 agricolo ha una valenza storica, perché apre un nuovo corso: <<finalmente i grandi del mondo mettono al centro dell’agenda internazionale l’agricoltura e la sicurezza alimentare>>: con queste parole il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, ha presentato il documento a firma congiunta siglato in conclusione del vertice di Cison di Valmarino, in provincia di Treviso, che si è svolto dal 18 al 20 aprile scorso.
IL G8 AGRICOLO
Organizzato dall’Italia - che nel 2009 ha la presidenza degli “Otto grandi” della terra - come incontro preparatorio al vertice dei capi di stato e di governo che si svolgerà in luglio a L’Aquila, il G8 agricolo ha riunito i ministri di Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Federazione Russa. Ovvero le nazioni più industrializzate, dove vive il 13% della popolazione mondiale, ma dove ha origine quasi il 60% del prodotto interno lordo planetario.
Al tavolo della discussione - ma non alla firma - erano presenti anche i Paesi del G3 (Argentina, Australia, Egitto) e del G5 (Brasile, Cina, India,Messico e
Sudafrica).
I PRINCIPALI PUNTI DELL’INTESA
Il vertice ha portato a un risultato concreto: la stesura di una dichiarazione finale che, in 13 punti, si prefigge ambiziosi obiettivi, a partire dal riconoscimento dell’importanza strategica dell’agricoltura nella politica e nell’economia mondiale.
Primo impegno è assicurare alle popolazioni un adeguato accesso ad alimenti ed acqua, utilizzando tutte le strategie necessarie per ridurre la povertà ed aumentare la produzione; garantire la sicurezza e la qualità degli alimenti, che devono diventare uno standard e non più un lusso riservato a pochi; aumentare gli investimenti pubblici e privati per l’agricoltura sostenibile, lo sviluppo rurale e la
protezione ambientale.
Ancora, rafforzare gli investimenti per la ricerca; fornire agli agricoltori meccanismi adeguati per la gestione dei rischi e delle crisi; e, soprattutto, sostenere gli effetti benefici della globalizzazione e dell’apertura dei mercati attraverso un sistema basato, però, su regole certe. Su questo punto il più soddisfatto è stato il padrone di casa, il ministro Zaia: «L’Italia ha portato a casa due risultati importanti: una ferma condanna al principio della speculazione finanziaria e agli effetti negativi che produce sui mercati, ma soprattutto l’accordo sulla necessità di introdurre regole che impediscano la concorrenza sleale.
Non possiamo più mandare i nostri agricoltori a confrontarsi con un sistema globale dove i prezzi sono di gran lunga al di sotto dei costi di produzione». Anche la Cina, per la quale la questione dei dazi risulta particolarmente spinosa, si è impegnata sul fronte della sicurezza alimentare e dei controlli.
Non è mancata, inoltre, l’attenzione sul tema dell’energia rinnovabile da biomasse che, si legge nel documento,“deve essere aumentata in modo sostenibile attraverso una combinazione bilanciata delle necessità delle politiche energetiche con la produzione agricola”. Cercando, in tutto questo, di rendere gli agricoltori protagonisti, cioè “facilitando il loro accesso alla terra, rafforzando il ruolo
delle donne e il ricambio generazionale”.
UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
Un modello di sviluppo, quello tratteggiato dalla dichiarazione, che mette d’accordo ambientalisti ed economisti. Vandana Shiva, presidente del Research foundation for Science, technology and ecology, ha voluto inviare al G8 agricolo un proprio contributo.Criticando fortemente il sistema produttivo attuale, ha auspicato un nuovo corso dell’agricoltura, capace di valorizzare la creatività, il
sapere dei contadini e le risorse locali.
Anche secondo due famosi economisti statunitensi, Jeremy Rifkin e Allen Sinai, la strada da percorrere è una sola: «Il 40% dei terreni coltivati - hanno affermato - serve oggi a produrre non cibo per gli uomini, ma mangimi per gli animali, perché i ricchi dei Paesi industrializzati possano mangiare carne. Questa è una delle grandi ingiustizie del mondo e il motivo per cui siamo impantanati nella crisi».
L’obiettivo di ridurre entro il 2015 la percentuale di persone in condizioni di povertà e denutrizione - hanno sottolineato i ministri dell’Agricoltura - è ancora lontano. «Serve una roadmap - ha proposto il direttore generale della Fao, Jacques Diouf - per sradicare l’emergenza cibo: un problema che non ha bisogno di cure miracolose, in quanto sinora ciò che è mancato non sono state le soluzioni, ma l’impegno dei politici». «È obbligatorio raddoppiare la produzione alimentare da qui al 2050 - ha aggiunto Kanayo Nwanze, presidente dell’International found for agricultural development - perché nel frattempo avremo una crescita smisurata della popolazione mondiale».
Per questo è necessario fare di più, favorendo la cooperazione piuttosto che l’assistenzialismo: «Dovremo anche operare - ha commentato il ministro Zaia - perché ai progetti nei Paesi più poveri si accompagnino maggiori controlli, affinché le risorse arrivino alla meta, e non vengano impiegate per finanziare guerre o traffico di armi».Una formula che sembra funzionare, ha ricordato Letizia Moratti in qualità di alto commissario per l’Expo 2015, è quella del microcredito, soprattutto alle donne.
«Bisogna dimostrare che non c’è nulla di più importante che nutrire chi soffre di fame» ha detto il ministro inglese Hilary Benn,mentre la tedesca Ilse Aigner ha ricordato come la Germania sia in prima fila nella riforma della Fao.
GLI STOCK PER AFFRONTARE LE EMERGENZE UMANITARIE
In ogni caso l’Europa, secondo Zaia, è il mercato più vicino al continente africano, dove alcuni Paesi, come ad esempio l’Egitto, stanno chiedendo maggiori opportunità: «Noi siamo per la libertà di mercato - ha ribadito il ministro - ma sulla base di regole certe e condivise». Un problema molto sentito, che si affianca a quello, di particolare attualità, delle speculazioni finanziarie, su cui è intervenuto il ministro francese: «A questo proposito - ha auspicato Michel Barnier - ben venga la creazione di riserve agricole mondiali».
Il documento conclusivo afferma che i ministri “continueranno ad esplorare varie opzioni in merito a un approccio coordinato per la gestione degli stock, per verificare se possa essere efficace per affrontare le emergenze umanitarie o per limitare la volatilità dei prezzi”.
Dopo la tre giorni di Cison di Valmarino in cui l’agricoltura è tornata al centro del dibattito internazionale, l’appuntamento è dall’8 al 10 luglio al vertice dei capi di stato e di governo, dove sarà portato il documento del G8 agricolo.Anche da lì si vedrà se la politica sarà capace di trasformare in azioni le buone intenzioni annunciate.
leggi l’articolo completo su Ermes Agricoltura
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UN VERTICE STORICO
Il vertice tra i ministri dell’agricoltura si è concluso con la firma di un documento dove si assumono impegni precisi sui problemi della fame, della sicurezza alimentare e della regolamentazione del mercato.
Il primo G8 agricolo ha una valenza storica, perché apre un nuovo corso: <<finalmente i grandi del mondo mettono al centro dell’agenda internazionale l’agricoltura e la sicurezza alimentare>>: con queste parole il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, ha presentato il documento a firma congiunta siglato in conclusione del vertice di Cison di Valmarino, in provincia di Treviso, che si è svolto dal 18 al 20 aprile scorso.
IL G8 AGRICOLO
Organizzato dall’Italia - che nel 2009 ha la presidenza degli “Otto grandi” della terra - come incontro preparatorio al vertice dei capi di stato e di governo che si svolgerà in luglio a L’Aquila, il G8 agricolo ha riunito i ministri di Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Federazione Russa. Ovvero le nazioni più industrializzate, dove vive il 13% della popolazione mondiale, ma dove ha origine quasi il 60% del prodotto interno lordo planetario.
Al tavolo della discussione - ma non alla firma - erano presenti anche i Paesi del G3 (Argentina, Australia, Egitto) e del G5 (Brasile, Cina, India,Messico e
Sudafrica).
I PRINCIPALI PUNTI DELL’INTESA
Il vertice ha portato a un risultato concreto: la stesura di una dichiarazione finale che, in 13 punti, si prefigge ambiziosi obiettivi, a partire dal riconoscimento dell’importanza strategica dell’agricoltura nella politica e nell’economia mondiale.
Primo impegno è assicurare alle popolazioni un adeguato accesso ad alimenti ed acqua, utilizzando tutte le strategie necessarie per ridurre la povertà ed aumentare la produzione; garantire la sicurezza e la qualità degli alimenti, che devono diventare uno standard e non più un lusso riservato a pochi; aumentare gli investimenti pubblici e privati per l’agricoltura sostenibile, lo sviluppo rurale e la
protezione ambientale.
Ancora, rafforzare gli investimenti per la ricerca; fornire agli agricoltori meccanismi adeguati per la gestione dei rischi e delle crisi; e, soprattutto, sostenere gli effetti benefici della globalizzazione e dell’apertura dei mercati attraverso un sistema basato, però, su regole certe. Su questo punto il più soddisfatto è stato il padrone di casa, il ministro Zaia: «L’Italia ha portato a casa due risultati importanti: una ferma condanna al principio della speculazione finanziaria e agli effetti negativi che produce sui mercati, ma soprattutto l’accordo sulla necessità di introdurre regole che impediscano la concorrenza sleale.
Non possiamo più mandare i nostri agricoltori a confrontarsi con un sistema globale dove i prezzi sono di gran lunga al di sotto dei costi di produzione». Anche la Cina, per la quale la questione dei dazi risulta particolarmente spinosa, si è impegnata sul fronte della sicurezza alimentare e dei controlli.
Non è mancata, inoltre, l’attenzione sul tema dell’energia rinnovabile da biomasse che, si legge nel documento,“deve essere aumentata in modo sostenibile attraverso una combinazione bilanciata delle necessità delle politiche energetiche con la produzione agricola”. Cercando, in tutto questo, di rendere gli agricoltori protagonisti, cioè “facilitando il loro accesso alla terra, rafforzando il ruolo
delle donne e il ricambio generazionale”.
UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
Un modello di sviluppo, quello tratteggiato dalla dichiarazione, che mette d’accordo ambientalisti ed economisti. Vandana Shiva, presidente del Research foundation for Science, technology and ecology, ha voluto inviare al G8 agricolo un proprio contributo.Criticando fortemente il sistema produttivo attuale, ha auspicato un nuovo corso dell’agricoltura, capace di valorizzare la creatività, il
sapere dei contadini e le risorse locali.
Anche secondo due famosi economisti statunitensi, Jeremy Rifkin e Allen Sinai, la strada da percorrere è una sola: «Il 40% dei terreni coltivati - hanno affermato - serve oggi a produrre non cibo per gli uomini, ma mangimi per gli animali, perché i ricchi dei Paesi industrializzati possano mangiare carne. Questa è una delle grandi ingiustizie del mondo e il motivo per cui siamo impantanati nella crisi».
L’obiettivo di ridurre entro il 2015 la percentuale di persone in condizioni di povertà e denutrizione - hanno sottolineato i ministri dell’Agricoltura - è ancora lontano. «Serve una roadmap - ha proposto il direttore generale della Fao, Jacques Diouf - per sradicare l’emergenza cibo: un problema che non ha bisogno di cure miracolose, in quanto sinora ciò che è mancato non sono state le soluzioni, ma l’impegno dei politici». «È obbligatorio raddoppiare la produzione alimentare da qui al 2050 - ha aggiunto Kanayo Nwanze, presidente dell’International found for agricultural development - perché nel frattempo avremo una crescita smisurata della popolazione mondiale».
Per questo è necessario fare di più, favorendo la cooperazione piuttosto che l’assistenzialismo: «Dovremo anche operare - ha commentato il ministro Zaia - perché ai progetti nei Paesi più poveri si accompagnino maggiori controlli, affinché le risorse arrivino alla meta, e non vengano impiegate per finanziare guerre o traffico di armi».Una formula che sembra funzionare, ha ricordato Letizia Moratti in qualità di alto commissario per l’Expo 2015, è quella del microcredito, soprattutto alle donne.
«Bisogna dimostrare che non c’è nulla di più importante che nutrire chi soffre di fame» ha detto il ministro inglese Hilary Benn,mentre la tedesca Ilse Aigner ha ricordato come la Germania sia in prima fila nella riforma della Fao.
GLI STOCK PER AFFRONTARE LE EMERGENZE UMANITARIE
In ogni caso l’Europa, secondo Zaia, è il mercato più vicino al continente africano, dove alcuni Paesi, come ad esempio l’Egitto, stanno chiedendo maggiori opportunità: «Noi siamo per la libertà di mercato - ha ribadito il ministro - ma sulla base di regole certe e condivise». Un problema molto sentito, che si affianca a quello, di particolare attualità, delle speculazioni finanziarie, su cui è intervenuto il ministro francese: «A questo proposito - ha auspicato Michel Barnier - ben venga la creazione di riserve agricole mondiali».
Il documento conclusivo afferma che i ministri “continueranno ad esplorare varie opzioni in merito a un approccio coordinato per la gestione degli stock, per verificare se possa essere efficace per affrontare le emergenze umanitarie o per limitare la volatilità dei prezzi”.
Dopo la tre giorni di Cison di Valmarino in cui l’agricoltura è tornata al centro del dibattito internazionale, l’appuntamento è dall’8 al 10 luglio al vertice dei capi di stato e di governo, dove sarà portato il documento del G8 agricolo.Anche da lì si vedrà se la politica sarà capace di trasformare in azioni le buone intenzioni annunciate.
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