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Ogm – Con Zaia l’Italia continua il suo rifiuto nonostante il via libera dell’UE
L’EUROPA APPROVA LA PATATA TRANSGENICA
Recentemente si è tornato a discutere sull’introduzione delle coltivazioni geneticamente modificate nell’agricoltura del nostro paese. La Commissione Europea ha dato da poco il via libera alla coltivazione di una patata geneticamente modificata brevettata dalla compagnia tedesca Basf e destinata alla produzione di amido industriale.
La discussa decisione è stata seguita anche dall'autorizzazione al commercio di tre nuove varietà di mais geneticamente modificato che servirà a produrre cibo e mangimi.
ZAIA RISPONDE INVOCANDO LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
I paesi membri della Comunità hanno naturalmente la possibilità di invocare la clausola di salvaguardia e tenere le sementi Ogm fuori dalle proprie frontiere, ed è proprio quello che ha deciso di fare l'Italia. Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, che ha sempre proclamato la sua contrarietà agli ogm, ha dichiarato “non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall'alto, comprometta la nostra agricoltura. A mali estremi, estremi rimedi: saremo anche tra i promotori di un referendum popolare anti Ogm”.
Il 20 marzo il ministro Zaia ha firmato davanti alle telecamere un decreto che blocca la coltivazione di mais Ogm, “(…) l’ho voluto firmare pubblicamente perché si tratta di un momento storico per l’agricoltura italiana. Nel quale bisogna constatare con amarezza la contrapposizione insanabile fra il partito dei pro-Ogm, che conta pochissimi sostenitori, e quello dei contrari, che sono invece la stragrande maggioranza dei cittadini”.
CONFAGRICOLTURA E’ SOLA SUL FRONTE PRO-OGM
Il giorno dopo è arrivato anche il parere negativo della Commissione sementi, che ha negato l’autorizzazione alla coltivazione di un mais transgenico della azienda Monsanto in Italia. In sintonia con la posizione del ministro sono Coldiretti e tutte le associazioni ambientaliste, oltre ai movimenti dei consumatori. Confagricoltura invece è molto critica circa il blocco imposto dal ministro leghista e considera gli ogm una possibilità nuova per l'agricoltura.
LA BOZZA DELLE REGOLE DI COESISTENZA
A fine gennaio, prima dei dibattiti sulle patate transgeniche, su alcuni importanti quotidiani è trapelata la notizia secondo cui la Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome fosse al lavoro su delle linee guida per la coesistenza da presentare per l’approvazione alla Conferenza Stato Regioni. A cosa servono?
Le regole di coesistenza sono norme che servirebbero a disciplinare la realizzazione di colture ogm (autorizzazioni necessarie, distanza da coltivazione non ogm, responsabilità degli agricoltori, etc..) definendo allo stesso tempo come evitare i contatti e le fecondazioni tra coltivazioni convenzionali e transgeniche.
La giunta esecutiva di Confagricoltura, dopo la diffusione delle bozze dei testi delle norme, ha ridimensionato però la portata della vicenda, sottolineando che la bozza delle linee guida su cui si stava lavorando prevedeva la solita rete di burocrazia e molteplici vincoli che di fatto continuerebbe a impedire l’accesso degli imprenditori agricoli alle biotecnologie. Un accesso che sembra sbarrato fin quando il ministero sarà presieduto da Zaia.
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Recentemente si è tornato a discutere sull’introduzione delle coltivazioni geneticamente modificate nell’agricoltura del nostro paese. La Commissione Europea ha dato da poco il via libera alla coltivazione di una patata geneticamente modificata brevettata dalla compagnia tedesca Basf e destinata alla produzione di amido industriale.
La discussa decisione è stata seguita anche dall'autorizzazione al commercio di tre nuove varietà di mais geneticamente modificato che servirà a produrre cibo e mangimi.
ZAIA RISPONDE INVOCANDO LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
I paesi membri della Comunità hanno naturalmente la possibilità di invocare la clausola di salvaguardia e tenere le sementi Ogm fuori dalle proprie frontiere, ed è proprio quello che ha deciso di fare l'Italia. Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, che ha sempre proclamato la sua contrarietà agli ogm, ha dichiarato “non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall'alto, comprometta la nostra agricoltura. A mali estremi, estremi rimedi: saremo anche tra i promotori di un referendum popolare anti Ogm”.
Il 20 marzo il ministro Zaia ha firmato davanti alle telecamere un decreto che blocca la coltivazione di mais Ogm, “(…) l’ho voluto firmare pubblicamente perché si tratta di un momento storico per l’agricoltura italiana. Nel quale bisogna constatare con amarezza la contrapposizione insanabile fra il partito dei pro-Ogm, che conta pochissimi sostenitori, e quello dei contrari, che sono invece la stragrande maggioranza dei cittadini”.
CONFAGRICOLTURA E’ SOLA SUL FRONTE PRO-OGM
Il giorno dopo è arrivato anche il parere negativo della Commissione sementi, che ha negato l’autorizzazione alla coltivazione di un mais transgenico della azienda Monsanto in Italia. In sintonia con la posizione del ministro sono Coldiretti e tutte le associazioni ambientaliste, oltre ai movimenti dei consumatori. Confagricoltura invece è molto critica circa il blocco imposto dal ministro leghista e considera gli ogm una possibilità nuova per l'agricoltura.
LA BOZZA DELLE REGOLE DI COESISTENZA
A fine gennaio, prima dei dibattiti sulle patate transgeniche, su alcuni importanti quotidiani è trapelata la notizia secondo cui la Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome fosse al lavoro su delle linee guida per la coesistenza da presentare per l’approvazione alla Conferenza Stato Regioni. A cosa servono?
Le regole di coesistenza sono norme che servirebbero a disciplinare la realizzazione di colture ogm (autorizzazioni necessarie, distanza da coltivazione non ogm, responsabilità degli agricoltori, etc..) definendo allo stesso tempo come evitare i contatti e le fecondazioni tra coltivazioni convenzionali e transgeniche.
La giunta esecutiva di Confagricoltura, dopo la diffusione delle bozze dei testi delle norme, ha ridimensionato però la portata della vicenda, sottolineando che la bozza delle linee guida su cui si stava lavorando prevedeva la solita rete di burocrazia e molteplici vincoli che di fatto continuerebbe a impedire l’accesso degli imprenditori agricoli alle biotecnologie. Un accesso che sembra sbarrato fin quando il ministero sarà presieduto da Zaia.
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