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Italia e pirateria agroalimentare

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IL PRIMATO DELLA QUALITA' E QUELLO DELLE CONTRAFFAZIONI SUBITE

L'Italia è prima in Europa per i cibi di qualità legati al territorio. A dirlo sono i dati contenuti nel "Rapporto 2009 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp, Stg" curato dall'Osservatorio Qualivita. Il primato si è consolidato nello scorso anno: su cinquanta nuovi prodotti a marchio certificato (Dop, Igp, Stg), ben diciannove appartengono al bel paese.

Il raggiro più comune nel settore agroalimentare però riguarda proprio l’origine territoriale dei prodotti. Nel lontano Wisconsin ad esempio si produce il formaggio parmesan, oltre al provolone e all’asiago nostrani. Sempre negli Stati Uniti, questa volta in California, vanno forte i pomodori San Marzano. In Spagna si produce il Parmigiano Reggiano, senza alcun rispetto per le regole del disciplinare che i nostri produttori sono tenuti a seguire alla lettera. Ma non c’è da stupirsi, perché in Canada si fa anche la robiola crotonese e in Danimarca e Svezia la fontina valdostana. Insomma l’Italia è il paese vittima delle truffe agroalimentari.




DOVE SI FRODA DI PIU' IL CONSUMATORE CHE CERCA IL MADE IN ITALY

Nel mondo, secondo dati Coldiretti, sono falsificati almeno due piatti italiani su tre. I Paesi esteri in cui sono più diffuse le imitazioni sono: Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Anche i paesi emergenti non sono da meno, in Cina il falso made in Italy è arrivato addirittura prima dell’originale. La lista delle truffe è sempre più lunga e le ripercussioni sulla nostra economia sono gravissime. Quando l’inganno non è nel luogo di produzione poi, può essere una falsa dicitura oppure un cambio nella composizione a rendere il prodotto simile ma non originale.

LA LEGISLAZIONE INTERNAZIONALE NON CI TUTELA ABBASTANZA

Il problema sta principalmente nella legislazione internazionale. Nel 2008 la Corte di giustizia europea ha bocciato il parmesan tedesco. Nella stessa sentenza però la Corte di Bruxelles ha affermato che la Germania non aveva l’obbligo di contrastare i contraffattori sul proprio territorio, perché questo era un compito dell’Italia, se voleva difendere i propri produttori. I trattati della comunità europea prevedono però che ogni Paese tuteli la corretta informazione per i suoi cittadini.

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